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Piano Transizione 4.0: quali sono i risultati e le previsioni per le imprese?

Piano Transizione 4.0

Piano Transizione 4.0: quali sono i risultati e le previsioni per le imprese?

Alla vigilia della pubblicazione della Legge di Bilancio 2022, si tirano le somme sui risultati dei primi 5 anni del Piano Transizione 4.0 e sulle prospettive future degli incentivi che lo compongono. I dati dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano dicono che l’Industria 4.0 è un mercato in crescita:

  • nel 2020 ha avuto un valore di 4,1 miliardi di € (+8% rispetto al 2029)
  • le previsioni per il 2021 dicono che il valore è aumentato a 4,5 miliardi di € (+12/15% rispetto al 2020)

Piano Transizione 4.0

 

 

 

Il Piano Transizione 4.0 nasce nel 2017 come supporto alle imprese che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale. Negli anni ha cambiato nome (“Piano Industria 4.0” e successivamente “Piano Impresa 4.0”)e ha subito alcune modifiche che non ne hanno alterato l’obiettivo finale, ossia quello di prevedere una serie di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione, la digitalizzazione e la competitività. Nel 2019 è stato aggiornato e implementato diventando una nuova Politica industriale, più inclusiva e attenta alla sostenibilità.

 

 

Durante la puntata di “Italia 4.0” andata in onda il 17 novembre 2021 si è parlato ampiamente di quali sono i risultati di questi primi 5 anni di Industria 4.0 e di quali sono le prospettive per il futuro. Hanno partecipato alla puntata figure di rilievo tra cui:

  • Marco Calabrò, Dirigente Ministero dello Sviluppo Economico Direzione Generale Politica Industriale
  • Marco Taisch professore Politecnico di Milano e Pres. MADE – Competence Center Industria 4.0
  • Federico Visentin, Presidente Federmeccanica
  • Marco Fortis, Direttore Fondazione Edison e docente Economia industriale Università Cattolica del Sacro Cuore
  • Joerg Buck, consigliere delegato Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien)

 

Quali sono i risultati dei primi 5 anni del Piano Transizione 4.0?

Il primo importante effetto dell’introduzione del Piano Transizione 4.0 è stata l’implementazione di una grande operazione culturale. Fino al 2016, infatti, le imprese italiane si trovavano in uno scenario di “sciopero degli investimenti”: erano caratterizzate da una forte perdita di produttività e da un’importante obsolescenza del parco macchine. Il Piano Transizione 4.0 ha il merito di aver creato nelle imprese la consapevolezza che innovazione e digitalizzazione siano necessarie per poter rimanere competitive nel tempo.

Il secondo merito del Piano Transizione 4.0 è stato quello di creare un sistema che, attraverso una serie di agevolazioni, accompagnasse le imprese lungo le tre fasi del ciclo di vita degli investimenti:

  • 1° Fase di pre-industrializzazione: grazie Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo per la creazione di nuovi prodotti, ampliato successivamente al supporto di innovazione e transizione digitale e green
  • 2° Fase di acquisto di beni strumentali: grazie a super e iper ammortamento, evoluti poi in Credito d’Imposta per investimenti in beni strumentali, per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature tecnologicamente avanzate
  • 3° Fase di consolidamento delle competenze: grazie al Credito d’Imposta Formazione 4.0 per lo sviluppo di nuove competenze, fondamentali all’interno di un processo innovativo.

“Non possiamo che guardare con soddisfazione ai risultati raggiunti. In concreto abbiamo quasi un milione di soggetti beneficiari dell’ex super ammortamento e circa 40.000 imprese che hanno beneficiato degli incentivi per i beni 4.0, materiali e immateriali.”

Marco Calabrò, Dirigente del Mise

L’impatto del Piano Transizione 4.0 è stato molto importante. Esso ha rappresentato negli anni un’efficace politica industriale trasversale a favore di tutto il sistema produttivo. Infatti, analizzando la produzione manifatturiera italiana degli ultimi anni si evince che dal 2015 ad oggi:

  • la produzione manifatturiera italiana è cresciuta molto anche più di quella tedesca;
  • l’Italia è la prima, tra i Paesi dell’Eurozona, in termini di incremento della produttività del lavoro
  • durante la ripresa del post- pandemia, è grazie all’Industria 4.0 che l’Italia ha sorpreso tutti crescendo molto più degli altri Paesi.

 

In cosa può migliorare il Piano Transizione 4.0?

Il primo margine di miglioramento riguarda sicuramente la necessità di un maggior coinvolgimento delle Piccole e Medie Imprese. Il Piano, infatti, è stato uno stimolo per le Grandi imprese, già pronte nel 2017 al cambiamento culturale, mentre è ancora in gran parte poco sfruttato dalle PMI. Se si considera che il 95% delle imprese metalmeccaniche è inferiore ai 10 dipendenti, si possono misurare ampi margini di miglioramento da questo punto di vista.

Inoltre, non è ancora evidente l’incremento di produttività che avrebbero dovuto portare gli investimenti effettuati grazie al Piano. Questo accade a causa di un ritardo fisiologico tra quando si effettua l’investimento e quando si iniziano a vedere gli effetti sull’incremento di produttività.

In ultimo, il Piano Transizione 4.0 ha ottenuto risultati sicuramente migliorabili sulla formazione e lo sviluppo di nuove competenze con il Credito d’Imposta Formazione 4.0. Questo tipo di incentivo, infatti, è stato il meno utilizzato, nonostante innovazione sia anche sinonimo di formazione e competenza.

 

Quale sarà lo scenario futuro?

Il Disegno di Legge di Bilancio 2022, approdata in Senato il 12 Novembre 2021, dispone una proroga triennale per il credito d’Imposta beni strumentali e decennale per il credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e design. Per entrambe le misure, però, è prevista un’importante rimodulazione delle aliquote nel 2023. È quindi fondamentale che le imprese programmino gli investimenti per usufruire delle più alte aliquote previste per l’anno 2022.

Vediamo nel dettaglio come cambieranno i due incentivi.

Il Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali:

Credito imposta beni strumentali

Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, innovazione tecnologica e design:

Credito imposta ricerca sviluppo

Il Credito d’Imposta Formazione 4.0 rimarrà per l’intero 2022 con le medesime aliquote. Non è attualmente presente la proroga successiva al 2022, anche se in molti si augurano una sua introduzione all’interno delle numerose revisioni che subirà la bozza della Legge di Bilancio prima della sua effettiva pubblicazione. Le PMI, infatti, non sono ancora in grado di sostenere a proprie spese l’attività formativa necessaria e indispensabile per affrontare la transizione digitale e green.

 

Lo scenario futuro prevede necessariamente che la digitalizzazione sia accompagnata dalla sostenibilità ambientale. Una delle sfide dei prossimi anni, infatti, riguarda proprio la transizione ecologica che presuppone non solo dei miglioramenti in termini di tecnologie ma anche e soprattutto l’ottimizzazione in chiave green dei processi produttivi. Solo una revisione dei processi potrà, infatti, avere effetti in termini di maggiore sostenibilità e maggiore resilienza dei modelli produttivi e dei prodotti.

Per questo motivo la rimodulazione delle aliquote rappresenta la normale evoluzione del Piano Transizione 4.0. Infatti, gli investimenti dei prossimi anni si concentreranno soprattutto sull’ottimizzazione della capacità produttiva nella sua totalità e non più nella mera sostituzione di macchinari.

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